| a cura di Barbara Bevilacqua |
La Rivista Storica Italiana, fondata nel 1884 da Costanzo Rinaudo con la collaborazione di Pasquale Villari e Ariodante Fabretti, si affermò sin dalle origini come uno dei principali laboratori della storiografia nazionale, distinguendosi per la solidità documentaria e per la costante attenzione alla comparazione tra scuole e tradizioni metodologiche differenti . Nei primi decenni, divenne un luogo
privilegiato di dialogo tra storici italiani ed europei, proponendo un modello di erudizione modernamente intesa: non semplice raccolta e discussione delle fonti, ma verifica continua delle categorie interpretative e della loro efficacia nel leggere il passato. In questo quadro, la struttura editoriale della Rivista si definì progressivamente anche attraverso due generi che ne avrebbero
caratterizzato in modo duraturo l’identità: le recensioni e i necrologi.
Le recensioni assunsero ben presto un ruolo cruciale: lungi dall’essere semplici segnalazioni bibliografiche, divennero vere e proprie sedi di confronto critico, nelle quali si delineavano gli orientamenti disciplinari e si valutava la solidità metodologica dei lavori pubblicati. Spesso concepite come veri e propri saggi brevi, esse permisero alla Rivista di misurare l’evoluzione della ricerca, definire o mettere in discussione i canoni emergenti e recepire le correnti storiografiche europee, svolgendo una costante funzione di mediazione culturale.
Accanto alle recensioni, i necrologi costituirono un ulteriore tratto distintivo della rivista: pur partendo da una finalità commemorativa, essi assunsero rapidamente una forma più articolata, diventando strumenti attraverso cui la comunità scientifica rifletteva sulla propria identità, sulle genealogie intellettuali e sull’eredità dei protagonisti della disciplina. Essi ricostruivano non solo i percorsi di ricerca, ma anche l’ambiente culturale in cui essi si erano formati, offrendo una prospettiva retrospettiva utile a comprendere le trasformazioni delle sensibilità metodologiche e delle scuole storiche italiane. Così, la Rivista manteneva viva la memoria della tradizione storiografica e, al tempo stesso, ne rinnovava criticamente la coscienza.
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