A cura di Linda Domenighini

Introduzione

La storia di una rivista è fatta di molti aspetti: dal gruppo dei suoi redattori, dalla linea editoriale e dai temi che la sostanziano, dal rapporto con gli editori, dal nesso col proprio tempo. Le recensioni forse non rappresentano più, come un tempo e per tutte le riviste, la sintesi tra tutti questi elementi o un modo per documentare legami tra scuole e orientamenti storiografici, ma nel momento in cui ci si addentra nella storia di una rivista e si cerca di capirne dall’interno i meccanismi, esse costituiscono indubbiamente uno degli indicatori più interessanti e uno degli strumenti da studiare e da valorizzare. Strumento principe della filologia umanistica che ha ravvisato nella “recensio” il mezzo per documentare i testimoni che accertavano l’esistenza e la ricezione di un manoscritto [1], l’esame critico di opere di recente pubblicazione è divenuto con l’andar del tempo mezzo fondamentale per le riviste allo scopo di diffondere i risultati della ricerca. Del resto come è noto fu proprio con un intento di divulgazione scientifica che nacquero i periodici: mentre i primi giornali e bollettini soddisfacevano all’esigenza di diffusione delle notizie di carattere politico sociale[2], con la nascita della nuova scienza sperimentale si rese necessario veicolare in modo più rapido e diffuso alla comunità degli studiosi le nuove scoperte e la paternità delle stesse. La stampa e i periodici hanno quindi contribuito allo svilupparsi della scienza moderna, ma anche della comunicazione scientifica, ampliando i confini di una comunità di ricerca [3]. Nel corso del tempo i periodici aprono le proprie porte anche a pubblicazioni di ambiti culturali diversi da quello delle scienze, portando a partire dall’Ottocento ad una sempre maggiore specializzazione disciplinare delle «riviste “di cultura”» [4]. Sulla scia delle riviste settoriali nascono e si diffondono nel panorama europeo e statunitense anche le riviste interamente dedicate alla storia e alla storiografia. Per citarne alcune, sono da ricordare la rivista tedesca Historische Zeitschrift, la più antica e prestigiosa fra le riviste storiche dell’area germanica, la rivista parigina Revue Historique, legata agli ambienti della scuola di storia della Sorbona, e per l’area americana The American Historical Review, nata per riunire i professori universitari di storia dell’America settentrionale, e importante per l’impianto di note bibliografiche e recensioni internazionali pubblicate. In Italia, più precisamente a Firenze, nel 1841 nasce la prima rivista interamente dedicata alla storia: l’Archivio storico italiano, fondata dallo svizzero Giampietro Vieusseux (1779-1863) [5]. Il periodico, sebbene molto legato agli ambienti di studio e di ricerca toscani, soprattutto dopo la morte nel 1863 del suo fondatore, ha avuto una proiezione sia nazionale che internazionale, dovuta anche alla presenza di recensioni su opere anche straniere, in particolare tedesche. A cavallo con il XX secolo, la presenza delle recensioni, e la possibilità da queste offerta di un’apertura delle riviste a livello internazionale, viene sfruttata notevolmente anche da quella che sarà la più prestigiosa rivista accademica di storia pubblicata nella penisola: la Rivista Storica Italiana, fondata nel 1884 da Costanzo Rinaudo (1847-1937) [6]. Basta uno sguardo agli indici dei fascicoli della rivista, per accorgersi del ruolo centrale rivestito dalle recensioni sin dalla sua nascita. Infatti, la rivista allora presentava una sezione denominata Recensioni e note bibliografiche, che in ogni fascicolo costituiva il segmento più ampio, offrendo anche uno sguardo alla storiografia europea [7]. La numerosità delle recensioni va via via sfumando sotto le direzioni successive della rivista, in particolare quella di Gioacchino Volpe (1936-1942) [8], che preferì tagliare l’ambito delle recensioni per dare più spazio alla sezione Spoglio di periodici a cura di Eugenio Dupré Theseider, in larga parte attinenti alle tematiche vicine al regime fascista [9]. Dopo la forzata chiusura per cinque anni dovuti alla guerra e la fine del conflitto, nel 1948 la rivista venne rilanciata grazie alla direzione di Federico Chabod, aiutato in tal compito da preziosi colleghi in alcuni casi già presenti nella fase precedente ma comunque a lui vicini, quali Delio Cantimori, Giorgio Falco, Walter Maturi, Arnaldo Momigliano, Carlo Morandi nel Comitato Direttivo, ed Ernesto Stestan e Carlo Zaghi nella Redazione della Rivista Storica. Il desiderio di Chabod era di conferire alla rivista un’apertura internazionale, rendendola una tra le prime riviste storiche al mondo. Tale indirizzo si riscontra nella scelta dei collaboratori, alcuni dei quali stranieri, e nella ricchezza della sezione dedicata alle recensioni: infatti, le pubblicazioni prese in esame, citate e analizzate criticamente offrivano un ampio sguardo alla storiografia europea ed internazionale tanto da costituire un ottimo campo di analisi degli orientamenti e della linea editoriale. L’importanza e la centralità dello strumento delle recensioni già presente nell’indirizzo dato da Chabod alla rivista vennero perseguite anche dal suo successore Franco Venturi (1914-1994) [10], che rimase alla direzione della rivista per trentacinque anni, dal 1959-1994: sebbene la rivista abbia avuto significativi cambiamenti, come ad esempio la riduzione dei fascicoli, sempre numerose sono rimaste le recensioni pubblicate con ampio spazio dedicato alla storiografia straniera, tant’è che, a titolo esemplificativo, nel primo fascicolo del 1988 sette recensioni su otto totali furono dedicate a pubblicazioni straniere. Analisi delle recensioni 1948-1960. Il lavoro di ricerca e analisi svolto si inserisce all’interno del progetto di ricerca PRIN One Hundred Years of European Historiography. Study and Valorization of the “Rivista Storica Italiana”‘s Archive, il cui obiettivo principale è stato lo studio della figura di Federico Chabod come direttore della Rivista Storica Italiana dal 1948 al 1960. Per studiare la figura e l’influenza di Chabod durante il periodo in cui gli fu affidata la direzione della RSI, si è resa necessaria un’analisi dei fascicoli della rivista pubblicati dal 1948 al 1960 nella consapevolezza che, sebbene la direzione si sia esplicata nel decennio 1948-1958, nei due anni successivi la presenza di Chabod ha continuato a far sentire il proprio peso. Fondamentale era comprendere come il direttore avesse organizzato la struttura della RSI, quali scelte stilistiche e metodologiche avesse compiuto e quale indirizzo storico avesse voluto dare alla rivista. Questi aspetti si possono carpire dalle sezioni degli articoli e delle pubblicazioni storiche presenti, ma anche dalla scelta operata nella sezione Recensioni, in cui erano criticamente analizzate le allora più recenti pubblicazioni storiche, italiane e internazionali, oggetto della qui presente indagine.

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Relazione finale documento completo

ANALISI-DELLA-RIVISTA-STORICA-ITALIANA-PER-RECENSORE-1948-1960

ANALISI-DELLA-RIVISTA-STORICA-ITALIANA-PER-AREA-TEMATICA-1948-1960